Vendor Qualification SaaS/Cloud GxP: audit, QA e monitoraggio
Condividi

Vendor Qualification per SaaS/Cloud GxP: come auditare, qualificare e governare i fornitori
Nel cloud, il fornitore non è “solo un vendor IT”: è un pezzo del tuo sistema qualità.
Per questo:
- la qualifica del fornitore non è solo “best practice”: è un requisito regolatorio e operativo,
- e deve continuare nel tempo: un vendor qualificato oggi può diventare un rischio domani se cambia piattaforma, processo di rilascio, o gestione sicurezza.
La guida lo sintetizza bene: la qualifica del fornitore cloud/SaaS è imprescindibile; il vendor management include valutazione iniziale, audit di qualifica, Quality Agreement e monitoraggio continuo (SLA, certificazioni, audit periodici).
Step-by-step: processo di Vendor Qualification che regge in ispezione
Step 1 — Valutazione iniziale (vendor assessment)
Obiettivo: capire se ha senso investire tempo (e soldi) nella qualifica.
Cosa raccogliere:
- overview del servizio (SaaS? multi-tenant? data residency?)
- impatto GxP e criticità del processo
- evidenze disponibili (certificazioni, SOC report, policy security, SDLC)
Output:
- vendor risk rating / criticità
- decisione “audit sì/no” e profondità
Step 2 — Audit di qualifica (on-site o remote)
Un audit efficace non è un “questionario IT”.
Un audit cloud/SaaS in ambito GxP dovrebbe coprire almeno:
- QMS del fornitore
- sviluppo software / SDLC
- gestione infrastruttura
- sicurezza
- backup/DR
- conformità a Part 11 / Data Integrity
- competenza regolatoria del fornitore
Suggerimento da “audit room”: porta sempre esempi concreti (“fatemi vedere come gestite X”) e chiedi evidenze, non solo dichiarazioni.
Step 3 — Quality Agreement (QA) + SLA + allegati
Il Quality Agreement è la “traduzione contrattuale” della compliance.
Clausole chiave che non devono mancare:
- ruoli/responsabilità (collegati al Shared Responsibility)
- gestione change (notifiche, approvazioni, informazioni minime)
- gestione dati (proprietà, protezione, restituzione, export)
- diritto di audit
- gestione non conformità: notifica di deviazioni significative
Step 4 — Go-live controllato (vendor come stakeholder della validation)
Qui devi evitare un errore comune: validare “contro” il vendor, invece che “con” il vendor.
Best practice:
- definire già nel Validation Plan come userai evidenze del vendor
- stabilire canali di escalation (incident, change, RCA)
- chiarire gestione sandbox/ambiente test
Step 5 — Monitoraggio continuo (il “pezzo” che manca quasi sempre)
In cloud, la qualifica non è un evento: è un processo.
Cosa monitorare:
- SLA e performance trend
- change notification e qualità delle release note
- incidenti, RCA e tempi di risposta
- certificazioni aggiornate / SOC report
- audit periodici / vendor review meeting
La guida suggerisce di integrare il fornitore nei processi di change e incident: ogni change comunicato deve entrare nel change control interno; ogni incidente significativo va gestito come deviation/CAPA, spesso con RCA del vendor da valutare e archiviare come evidenza.
Caso particolare: come “qualificare” hyperscaler IaaS (AWS/Azure) senza audit diretto
Nella pratica, molte aziende non auditano direttamente hyperscaler: si basano su:
- report di terza parte (SOC)
- certificazioni (ISO, ecc.)
- documentazione di compliance e controlli standard
La chiave è rendere questa scelta risk-based e documentata: “perché è sufficiente nel nostro contesto?”.
Red flags (se li vedi, fermati o metti mitigazioni pesanti)
- non sa spiegare SDLC, change e release management
- non ha processo solido di incident/RCA
- non fornisce evidenze verificabili (solo “trust me”)
- non accetta clausole minime (audit right, change notification, data export)
Per checklist operative (vendor assessment, audit focus, QA clauses) e per un approccio completo alla qualifica fornitori cloud/SaaS in ambito GxP, trovi la guida “SaaS & Cloud Validation: guida all’implementazione GxP” su guidegxp.com.
