Farmacopee

Test di Sterilità secondo Farmacopea: Ph.Eur. 2.6.1 e USP

Il test di sterilità secondo farmacopea (Ph.Eur. 2.6.1 e USP <71>) verifica l'assenza di microrganismi vitali nei prodotti sterili. Guida operativa a metodi, terreni, incubazione, campionamento e gestione dei risultati positivi, con i punti critici da presidiare in audit.

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Illustrazione editoriale GuideGxP a colori sul tema GMP: test di sterilità secondo farmacopea in laboratorio di microbiologia QC.

Il test di sterilità secondo farmacopea è il saggio microbiologico con cui si verifica l'assenza di microrganismi vitali in un lotto di prodotto sterile: è descritto nel capitolo 2.6.1 della Farmacopea Europea (Ph.Eur.) e nel capitolo generale USP <71> della Farmacopea statunitense, due testi armonizzati attraverso il Pharmacopoeial Discussion Group (PDG). Sulla carta è un test semplice — inoculare, incubare, osservare — ma in pratica è uno dei saggi più delicati del laboratorio QC: un falso positivo blocca un lotto e innesca un'indagine complessa, mentre un'esecuzione non conforme alla farmacopea è un finding immediato in audit. In questa guida vediamo metodi, terreni, campionamento e gestione dei risultati, con i punti che QA e QC devono presidiare per essere audit-ready.

Test di sterilità secondo farmacopea: cosa richiedono Ph.Eur. 2.6.1 e USP <71>

Il test di sterilità secondo farmacopea si applica a sostanze, preparazioni e articoli che, in base alla farmacopea, devono essere sterili: parenterali, oftalmici e altre forme per le quali la monografia lo prevede. Entrambi i capitoli precisano però un concetto chiave: un esito favorevole indica soltanto che non è stata trovata contaminazione nel campione esaminato, nelle condizioni del test. La sterilità del lotto non può essere "testata dentro" il prodotto: è garantita dal processo. Lo ribadisce anche l'Annex 1 EU GMP (rev. 2022), che al punto 2.7 avverte che la garanzia di sterilità non deve poggiare unicamente su alcun processo terminale o test sul prodotto finito. Il test resta comunque un requisito di rilascio: deve essere eseguito in condizioni asettiche controllate — sotto cappa a flusso laminare in cleanroom o, sempre più spesso, in isolatore — che non devono influenzare l'esito del saggio.

Filtrazione su membrana o inoculo diretto: come scegliere il metodo

Le farmacopee prevedono due tecniche:

  • Filtrazione su membrana: il prodotto viene filtrato attraverso una membrana con porosità nominale non superiore a 0,45 µm, che trattiene i microrganismi; la membrana viene poi lavata (tipicamente con almeno tre porzioni di soluzione di lavaggio, per rimuovere i residui antimicrobici) e trasferita o incubata nei terreni di coltura. È la tecnica di prima scelta ogni volta che la natura del prodotto lo consente: soluzioni acquose, preparazioni alcoliche o oleose filtrabili, solidi solubili.
  • Inoculo diretto: una quantità definita di prodotto viene trasferita direttamente nel terreno, con un volume di prodotto non superiore al 10% del volume del terreno. Si usa quando la filtrazione non è praticabile (sospensioni, unguenti non solubilizzabili, dispositivi particolari).

La scelta non è libera: va giustificata dalla natura del prodotto e supportata dal method suitability test. In audit, un inoculo diretto su un prodotto filtrabile senza razionale documentato è una classica osservazione.

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Terreni di coltura, temperature e tempi di incubazione

Il test utilizza due terreni complementari, ciascuno con la propria finestra di incubazione. L'incubazione dei terreni inoculati dura non meno di 14 giorni, con osservazioni periodiche e lettura finale documentata.

Parametro Tioglicollato fluido (FTM) Soia-caseina digerito (TSB/SCDM)
Microrganismi bersaglio Batteri anaerobi (e aerobi) Funghi e batteri aerobi
Temperatura di incubazione 30–35 °C 20–25 °C
Durata minima 14 giorni 14 giorni
Growth promotion (esempi) S. aureus, P. aeruginosa, C. sporogenes C. albicans, A. brasiliensis, B. subtilis

Ogni lotto di terreno deve superare il test di sterilità del terreno stesso e il growth promotion test: inoculo non superiore a 100 CFU per ceppo, con crescita visibile entro 3 giorni per i batteri e 5 giorni per i funghi. Terreni non qualificati invalidano tutto ciò che vi è stato seminato.

Method suitability: il prerequisito che gli ispettori controllano per primo

Prima di applicare il test a un prodotto, occorre dimostrare che il prodotto stesso non inibisca la crescita microbica nelle condizioni del saggio (bacteriostasis/fungistasis). Il method suitability test si esegue inoculando i ceppi di riferimento (non più di 100 CFU) in presenza del prodotto, con la stessa tecnica del test di routine: se la crescita è comparabile al controllo senza prodotto, il metodo è idoneo; in caso contrario si modificano le condizioni — più lavaggi della membrana, neutralizzanti, maggiore diluizione — e si ripete la verifica. La suitability va rivista quando cambia la formulazione, il metodo o il fornitore critico. Un dossier di suitability incompleto o mai aggiornato è tra i rilievi più frequenti nelle ispezioni ai laboratori di microbiologia.

Quanti campioni testare: quantità minime e numero di contenitori

Le farmacopee definiscono in tabelle armonizzate sia la quantità minima da testare per contenitore sia il numero minimo di contenitori per lotto:

  • Quantità per contenitore (Ph.Eur. tabella 2.6.1.-2): ad esempio, per liquidi da 1 a 40 mL si testa metà del contenuto di ciascun contenitore e comunque non meno di 1 mL; per solidi da 50 a 300 mg, metà del contenuto e non meno di 50 mg.
  • Numero di contenitori (Ph.Eur. tabella 2.6.1.-3): in funzione della dimensione del lotto; per le preparazioni parenterali si arriva tipicamente fino a 20 contenitori per lotto, per gli oftalmici fino a 10.

Il campionamento deve essere rappresentativo: per i prodotti sterilizzati in autoclave includere le posizioni più fredde del carico; per i processi asettici, l'Annex 1 richiede che i campioni includano unità riempite a inizio e fine riempimento e dopo gli interventi significativi. Un piano di campionamento "a caso" senza questo razionale è indifendibile in ispezione.

Risultato positivo: interpretazione, invalidazione e retest

Se dopo 14 giorni nessun terreno mostra crescita, il prodotto supera il test. Se compare crescita, il lotto non è conforme, a meno che l'indagine di laboratorio non dimostri che il test è invalido. Le farmacopee ammettono l'invalidazione solo per cause inequivocabili, ad esempio:

  1. il monitoraggio microbiologico dell'area di prova rivela un guasto o una contaminazione ambientale;
  2. la revisione della procedura evidenzia un errore tecnico nell'esecuzione;
  3. i controlli negativi mostrano crescita;
  4. il microrganismo isolato è attribuito senza ambiguità a materiali o tecnica estranei al prodotto.

Solo in questi casi il test può essere ripetuto con lo stesso numero di unità; il lotto è conforme se il retest non mostra crescita. L'identificazione del contaminante e il confronto con i dati del monitoraggio ambientale sono quindi parte integrante dell'indagine OOS, da gestire con la stessa disciplina documentale di una deviazione critica.

Raccomandazione GuideGxP

Il consiglio operativo è di trattare il test di sterilità come un processo, non come un singolo saggio: qualifica dell'ambiente di prova (isolatore o cleanroom), qualifica dei terreni lotto per lotto, method suitability aggiornata per ogni prodotto, piano di campionamento con razionale scritto e un flusso d'indagine predefinito per i positivi, collegato al monitoraggio ambientale. Se il prodotto è destinato a più mercati, verifica le differenze residue tra Ph.Eur., USP e JP prima che lo faccia un auditor: anche su capitoli armonizzati, dettagli editoriali e monografie nazionali possono divergere. Su questo punto la nostra guida Farmacopee a Confronto GMP: gestione operativa delle divergenze USP – Ph. Eur. – JP – BP offre matrici pronte all'uso per documentare le scelte compendiali e difenderle in audit.

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