Extractables & Leachables: Risk Assessment pratico (ICH Q9)

Extractables & Leachables: come decidere quando servono studi E&L senza over-testing

Negli studi Extractables & Leachables (E&L) si vincono, o si perdono, audit e revisioni regolatorie non perché “hai testato tanto”, ma perché sai dimostrare di avere valutato il rischio e applicato misure proporzionate.

È questa la logica sempre più centrale nella gestione E&L: identificare i potenziali pericoli, valutare l’esposizione reale del paziente e costruire un razionale documentato, difendibile e coerente con il rischio.

Il problema pratico è sempre lo stesso:

  • se testi tutto, aumentano costi, tempi, unknown peaks e deviazioni analitiche che poi devi spiegare;
  • se non testi quando serve, rischi finding GMP, richieste integrative in dossier, CAPA e ritardi regolatori.

Quello che serve è un framework decisionale audit-ready: chiaro, ripetibile e documentabile.

Indice

  1. Definizioni operative: Extractables vs Leachables
  2. I 6 driver del rischio E&L
  3. La regola d’oro: Risk = Hazard × Exposure
  4. Matrice di rischio E&L pronta all’uso
  5. Decision tree: cosa fare per rischio basso, medio e alto
  6. Quando gli studi E&L diventano di fatto obbligatori
  7. Quando puoi evitare studi dedicati
  8. Gli errori che fanno saltare la difendibilità
  9. Mini-checklist audit-ready
  10. Conclusione
  11. Vuoi una guida pratica completa sugli studi E&L?

1. Definizioni operative: Extractables vs Leachables

La distinzione tra extractables e leachables è fondamentale, ma in audit non basta ripetere la definizione teorica. Devi dimostrare che sai collegarla al rischio reale per paziente, qualità prodotto e compliance.

1.1 Extractables

Gli extractables sono composti chimici che possono essere estratti da materiali, componenti di processo, sistemi di confezionamento o dispositivi in condizioni di laboratorio forzate.

Sono il potenziale.

In pratica, uno studio sugli extractables cerca di capire quali sostanze potrebbero essere rilasciate da un materiale se sottoposto a condizioni aggressive, come solventi, temperature elevate, tempi prolungati o condizioni stressanti.

1.2 Leachables

I leachables sono composti che migrano realmente nel prodotto in condizioni d’uso effettive, ad esempio durante shelf-life, conservazione, contatto con il packaging o utilizzo del dispositivo.

Sono il rischio reale.

In audit, la domanda implicita è sempre questa:

C’è un rischio per il paziente o per la qualità del prodotto? E come lo state controllando?

2. I 6 driver del rischio E&L

Quando costruisci un risk assessment E&L, il livello di rischio non dipende da un singolo fattore. Il punteggio reale nasce dalla combinazione di più elementi.

2.1 Via di somministrazione

La via di somministrazione è uno dei driver più importanti.

Prodotti parenterali, inalatori e oculari hanno soglie di attenzione molto più stringenti rispetto a forme solide orali, perché l’esposizione del paziente è più diretta e potenzialmente più critica.

2.2 Forma farmaceutica

Le forme liquide sono generalmente più estrattive rispetto ai solidi.

Una compressa o una capsula tende ad avere un rischio E&L più basso rispetto a una soluzione, sospensione, formulazione iniettabile o prodotto inalatorio.

2.3 Potere estrattivo della matrice

La composizione del prodotto può aumentare o ridurre il rischio di estrazione.

Sono particolarmente rilevanti:

  • solventi organici;
  • surfattanti;
  • pH estremi;
  • propellenti;
  • formulazioni complesse;
  • eccipienti con elevato potere solubilizzante.

Più la matrice è estrattiva, maggiore è la probabilità che composti chimici migrino dal materiale al prodotto.

2.4 Tempo di contatto

Il tempo di contatto cambia radicalmente la valutazione.

Un contatto di pochi minuti durante un processo produttivo non ha lo stesso significato di un contatto di mesi o anni durante la shelf-life del prodotto.

2.5 Temperatura e condizioni di stress

Temperature elevate o condizioni stressanti possono aumentare il rilascio di sostanze.

Esempi tipici:

  • sterilizzazione;
  • irraggiamento gamma;
  • cicli freeze-thaw;
  • incubazioni;
  • stoccaggio accelerato;
  • condizioni di trasporto critiche.

2.6 Materiale e complessità formulativa

Non tutti i materiali hanno lo stesso profilo di rischio.

Materiali come gomme, elastomeri, PVC additivato, adesivi, lubrificanti e plastiche complesse richiedono maggiore attenzione rispetto a materiali più inerti, come vetro tipo I o PTFE.

3. La regola d’oro: Risk = Hazard × Exposure

Se vuoi usare un linguaggio efficace in audit, la sintesi più chiara è questa:

Risk = Hazard × Exposure

3.1 Hazard

L’hazard rappresenta la pericolosità intrinseca delle sostanze potenzialmente cedibili.

Può includere:

  • tossicità generale;
  • genotossicità;
  • presenza di metalli;
  • sostanze sensibilizzanti;
  • composti con limiti tossicologici molto bassi;
  • impurezze con profilo poco noto.

3.2 Exposure

L’exposure rappresenta l’esposizione reale del paziente.

Dipende da:

  • dose giornaliera;
  • frequenza di somministrazione;
  • durata della terapia;
  • concentrazione stimata del leachable;
  • via di somministrazione;
  • popolazione target.

Gli E&L non sono una “caccia al picco”. Sono una gestione strutturata del rischio per il paziente e per la qualità del prodotto.

4. Matrice di rischio E&L pronta all’uso

In pratica, funziona bene una matrice semplice basata su:

Probabilità di leaching × Severità dell’impatto

Una matrice Low / Medium / High è spesso sufficiente, perché è:

  • veloce da compilare;
  • facile da spiegare;
  • difendibile se i criteri sono motivati;
  • adatta a essere integrata in SOP, report o risk assessment.

Il valore non è nella matematica complessa. Il valore è nella coerenza e nella tracciabilità delle regole che scegli.

4.1 Probabilità di leaching

Probabilità alta

Esempi di condizioni ad alta probabilità:

  • prodotti liquidi o con solventi;
  • contatto prolungato;
  • temperature elevate o stress;
  • elastomeri;
  • PVC additivato;
  • materiali complessi o poco caratterizzati.

Probabilità media

Esempi di condizioni a probabilità media:

  • liquidi acquosi;
  • poliolefine standard;
  • contatto moderato;
  • materiali noti ma con dati non completamente rappresentativi.

Probabilità bassa

Esempi di condizioni a bassa probabilità:

  • solidi orali;
  • vetro tipo I;
  • PTFE;
  • contatto minimo;
  • materiali compendiali ampiamente utilizzati.

4.2 Severità dell’impatto

Severità alta

Esempi di scenari ad alta severità:

  • prodotti parenterali;
  • inalatori;
  • oculari;
  • popolazioni fragili;
  • dose elevata;
  • uso cronico;
  • esposizione diretta a tessuti sensibili.

Severità media

Esempi di scenari a severità media:

  • orali liquidi;
  • prodotti con esposizione ripetuta;
  • formulazioni con capacità estrattiva moderata.

Severità bassa

Esempi di scenari a severità bassa:

  • solidi orali;
  • contatto indiretto minimo;
  • materiali molto conosciuti e compendiali;
  • bassa esposizione del paziente.

5. Decision tree: cosa fare per rischio basso, medio e alto

Un buon processo E&L deve portare a una decisione chiara.

Non basta classificare il rischio: devi collegare ogni livello di rischio a un’azione proporzionata.

5.1 Se il rischio è basso

Scenario tipico:

  • solidi orali;
  • materiali compendiali;
  • basso potere estrattivo;
  • contatto limitato;
  • dati storici disponibili.

In questi casi, spesso possono bastare:

  • conformità compendiale;
  • dichiarazioni del fornitore;
  • dati storici o letteratura applicabile;
  • razionale scritto;
  • change control sul fornitore o sul materiale;
  • valutazione documentata dell’assenza di criticità.

5.1.1 Esempio pratico

Compresse o capsule in flacone HDPE.

Il rischio può essere giustificato come basso se:

  • la matrice è poco estrattiva;
  • la via di somministrazione è orale;
  • il materiale è noto e ampiamente utilizzato;
  • esistono dati compendiali o supplier data applicabili;
  • non ci sono condizioni di stress rilevanti.

In questo caso, l’obiettivo non è “non fare nulla”, ma documentare perché studi dedicati non sono necessari.

5.2 Se il rischio è medio

Scenario tipico:

  • orali liquidi;
  • nuova combinazione materiale/prodotto;
  • dati fornitore parziali;
  • matrice moderatamente estrattiva;
  • contatto significativo ma non estremo.

Approccio efficace:

  • gap assessment dei dati del fornitore;
  • verifica della rappresentatività dei dati disponibili;
  • eventuale screening extractables mirato;
  • valutazione tossicologica basata su TTC, PDE o approccio equivalente;
  • definizione di controlli e monitoraggio proporzionati.

Qui vinci evitando due errori opposti:

  • inerzia: “non serve perché non lo abbiamo mai fatto”;
  • over-testing: “facciamo full leachables su tutto”.

5.3 Se il rischio è alto

Scenario tipico:

  • iniettabili;
  • inalatori;
  • oculari;
  • device combinati;
  • materiali nuovi;
  • elastomeri o adesivi critici;
  • contatto lungo;
  • formulazioni altamente estrattive.

Aspettativa realistica:

  • studio extractables strutturato;
  • studio leachables reale o simulato;
  • coinvolgimento del tossicologo;
  • valutazione dei picchi sconosciuti;
  • definizione di limiti accettabili;
  • strategia di controllo lifecycle;
  • monitoraggio e change control.

Per prodotti ad alto rischio, il sistema deve dimostrare che il packaging, i componenti e i materiali a contatto proteggono il prodotto e non ne compromettono qualità e sicurezza.

6. Quando gli studi E&L diventano di fatto obbligatori

Senza giri di parole, ci sono scenari in cui non avere evidenze E&L solide ti espone quasi certamente a domande regolatorie, richieste integrative o finding.

Esempi tipici:

  • sterili iniettabili;
  • prodotti inalatori;
  • spray nasali;
  • prodotti oculari;
  • siringhe pre-riempite;
  • penne e autoiniettori;
  • device combinati;
  • nuovi materiali;
  • cambio fornitore su componenti critici;
  • cambio materiale su sistemi di chiusura o componenti a contatto;
  • packaging primario con contatto prolungato;
  • materiali elastomerici o adesivi in prossimità del prodotto.

In questi casi, il risk assessment può aiutare a definire lo scope degli studi, ma difficilmente può giustificare l’assenza totale di evidenze.

7. Quando puoi evitare studi dedicati

Puoi evitare studi dedicati solo se il razionale è scritto bene e supportato da evidenze.

Esempi tipici difendibili:

  • forme solide orali con materiali ampiamente collaudati e conformi a compendio;
  • contatto indiretto o secondario;
  • contatto brevissimo;
  • dati storici applicabili;
  • stesso materiale, stessa matrice e stesse condizioni d’uso;
  • piena conformità compendiale in un contesto a bassa estrattività;
  • nessun cambio rilevante di materiale, fornitore, processo o packaging.

7.1 Frase da evitare

“Non serve perché è sempre stato così.”

7.2 Frase corretta

“Non serve uno studio dedicato perché i dati X/Y/Z dimostrano che il rischio è basso nello specifico contesto d’uso.”

La differenza è enorme: la prima frase è abitudine, la seconda è controllo del rischio.

8. Gli errori che fanno saltare la difendibilità

Anche se hai fatto test, puoi comunque perdere difendibilità se il razionale è debole.

8.1 Over-testing senza razionale

Fare test troppo ampi o con condizioni eccessivamente aggressive può generare picchi non rappresentativi, unknowns e risultati difficili da spiegare.

Il problema non è solo il costo. È che ogni risultato inatteso va valutato, giustificato e gestito.

8.2 Supplier data usati senza gap assessment

I dati del fornitore sono utili, ma non vanno accettati in automatico.

Devi verificare se sono rappresentativi rispetto a:

  • materiale effettivamente usato;
  • processo produttivo;
  • solventi;
  • tempi di contatto;
  • temperatura;
  • irraggiamento;
  • sterilizzazione;
  • formulazione;
  • via di somministrazione.

8.3 Componenti minori dimenticati

Molti rischi E&L nascono da componenti apparentemente secondari.

Esempi:

  • etichette;
  • adesivi;
  • o-ring;
  • lubrificanti;
  • guarnizioni;
  • tubazioni;
  • filtri;
  • componenti monouso;
  • parti “non ovvie” del sistema.

In audit, dimenticare un componente minore può pesare quanto sbagliare lo studio principale.

8.4 Mancanza di lifecycle control

Il rischio E&L non finisce con lo studio iniziale.

Deve essere mantenuto sotto controllo tramite:

  • change control;
  • qualifica fornitori;
  • review periodica;
  • valutazione di nuovi materiali;
  • aggiornamento del risk assessment;
  • gestione delle deviazioni e dei trend.

9. Mini-checklist audit-ready

Prima di chiudere un risk assessment E&L, verifica questi punti.

9.1 Materiali e componenti

  • Ho mappato tutti i materiali a contatto diretto?
  • Ho valutato anche materiali a contatto indiretto o potenzialmente rilevanti?
  • Ho considerato componenti minori come guarnizioni, adesivi, lubrificanti, filtri e tubazioni?
  • Ho verificato eventuali cambi di materiale o fornitore?

9.2 Classificazione del rischio

  • Ho criteri chiari per probabilità e severità?
  • Ho definito cosa significa Low, Medium e High?
  • Ho motivato la classificazione con dati o razionale?
  • Ho considerato via di somministrazione, matrice, tempo di contatto e temperatura?

9.3 Decisione sugli studi

  • Ho una tabella “cosa faccio” per rischio Low, Medium e High?
  • Ho giustificato l’eventuale assenza di studi dedicati?
  • Ho valutato se i supplier data sono rappresentativi?
  • Ho definito eventuali gap da colmare?

9.4 Tossicologia e limiti

  • Ho coinvolto tossicologia quando necessario?
  • Ho definito soglie, limiti o criteri di accettabilità?
  • Ho valutato unknown peaks o potenziali sostanze critiche?
  • Ho documentato il razionale di accettabilità?

9.5 Lifecycle e change control

  • Ho previsto un piano di lifecycle control?
  • Ho collegato il risk assessment al change control?
  • Ho definito cosa succede in caso di cambio materiale, fornitore, processo o packaging?
  • Ho previsto una review periodica quando applicabile?

10. Conclusione

Il punto non è “fare E&L”.

Il punto è saper dimostrare che stai controllando il rischio con un approccio proporzionato, ripetibile e difendibile.

È questo che regge davvero in audit, in dossier e nelle revisioni regolatorie: non la quantità di test, ma la qualità del razionale e la solidità delle decisioni.

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