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Qualifica dei cicli di sanitizzazione dei sistemi di acqua farmaceutica

Nessun testo GMP fissa temperatura, concentrazione o frequenza di sanitizzazione. Il metodo per dimostrare che il sanitizzante raggiunge il punto peggiore, gestire il residuo, verificare il recupero microbiologico e rilasciare il sistema all'uso.

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Rappresentazione concettuale di un ciclo di sanitizzazione di un sistema di acqua farmaceutica: serbatoio, loop di distribuzione e punti di misura al punto peggiore

Un ispettore chiede il razionale del ciclo di sanitizzazione del loop WFI. La risposta arriva sotto forma di ricetta: una frequenza, un set point, una durata, tutto ereditato dal commissioning e mai più riesaminato. Le domande successive sono sempre le stesse. Perché quel set point. Perché quella durata. E come si dimostra che il sanitizzante arriva davvero all'ultima presa del ramo più lungo, alle condizioni richieste, per il tempo richiesto. A quel punto la conversazione si sposta dalla ricetta al metodo, ed è lì che la maggior parte dei dossier si scopre fragile.

La fragilità non nasce da parametri sbagliati: nasce dal fatto che i testi applicabili non forniscono la ricetta e non hanno mai avuto l'intenzione di fornirla. Chiedono che il trattamento avvenga secondo uno schedule predeterminato e che sia validato. I numeri sono del sito. Questo articolo tratta il metodo con cui si costruiscono.

Sanitizzazione, disinfezione, sterilizzazione: la parola scelta definisce l'onere probatorio

L'Annex 1 di EudraLex Volume 4, al punto 6.12, parla di sterilizzazione, disinfezione o rigenerazione secondo uno schedule predeterminato e come azione rimediale dopo risultati fuori limite o fuori specifica. Tre parole, tre livelli di pretesa, più una quarta — sanitisation — che i testi normativi non definiscono ma che l'industria usa costantemente.

  • Sterilizzazione: processo validato che porta a una probabilità di sopravvivenza microbica definita. Onere probatorio: penetrazione del calore, indicatori biologici o approccio equivalente giustificato, calcolo della letalità, criterio di accettazione dichiarato. Su un loop significa in pratica SIP, con il PDA Technical Report No. 61 (2013) Steam In Place come riferimento di settore.
  • Disinfezione: riduzione della popolazione microbica vitale a un livello definito, con agente ed efficacia dimostrati.
  • Sanitizzazione: termine d'uso corrente per il trattamento periodico di riduzione della bioburden che non rivendica sterilità. È ciò che la quasi totalità dei loop PW e WFI esegue realmente.
  • Rigenerazione: non è un sinonimo. Riguarda le unità a letto — addolcitori, resine, moduli EDI — dove il ripristino della funzione è anche un evento di controllo microbico.

Perché conta in ispezione: se la SOP dichiara "sterilizzazione del loop" e il dossier contiene profili di temperatura senza criterio di letalità, senza qualifica del carico e senza indicatori, la discrepanza tra ciò che si afferma e ciò che si dimostra è un rilievo, a prescindere dalla qualità tecnica del ciclo. La regola è banale e viene ignorata spesso: in URS, SOP, protocollo e report va usata la stessa parola, quella che corrisponde all'evidenza effettivamente prodotta.

Cosa chiedono i testi, e soprattutto cosa non dicono

Il punto 6.12 dell'Annex 1 richiede il trattamento secondo uno schedule predeterminato e come azione rimediale dopo risultati fuori limite o fuori specifica. Non nomina agenti e non fissa temperature, concentrazioni, tempi di contatto o frequenze. Il punto 6.10 cita, come esempio di stoccaggio e distribuzione che minimizzano la crescita microbica per la WFI, la circolazione costante sopra i 70 gradi: è un esempio riferito alla condizione di esercizio continuo, non un set point obbligatorio né un parametro di ciclo. Confonderli è l'errore più frequente e più facile da smontare. I punti 6.13 e 6.14 chiudono il quadro: alert level basati sui dati di qualifica iniziale e riesaminati periodicamente, escursioni documentate e investigate distinguendo evento isolato e trend avverso. Ne segue che la frequenza di sanitizzazione non è un dato di progetto congelato: è una variabile che il trending può obbligare a rivedere.

Un'informazione che fa risparmiare tempo: la Guideline on the quality of water for pharmaceutical use EMA/CHMP/CVMP/QWP/496873/2018, in vigore dal 1 febbraio 2021 in sostituzione di CPMP/QWP/158/01, non fissa parametri di sanitizzazione né limiti di alert o action. Chi vi cerca parametri di ciclo non li troverà, e non perché siano altrove nello stesso documento: quella guideline si occupa del grado d'acqua minimo in funzione dell'uso previsto e della notifica preventiva all'autorità GMP prima di introdurre RO per la WFI.

Il Q&A EMA/INS/GMP/443117/2017, in vigore dal 1 agosto 2017, è il documento europeo che entra nel merito: parla di sanitizzazione termica e/o chimica, menziona il trattamento termico sopra i 75 gradi e lascia esplicitamente i tempi di contatto alla validazione del produttore. Due precisazioni: quella cifra vive nel contesto della produzione di WFI con metodi non distillativi e del controllo del biofilm nei sistemi a temperatura ambiente, e la variabile che rende efficace una temperatura — il tempo — è dichiarata di competenza del sito. Lo stesso documento avverte sulle scorciatoie: "Increasing of such limits is not good practice and may mask a failing system".

Il WHO TRS 1025, Annex 3 (2020), nel proprio ambito — WFI prodotta con mezzi diversi dalla distillazione — richiede sanitizzazione termica e/o chimica validata a intervalli specificati, con gli intervalli fissati dal produttore e nessun limite numerico: la parola chiave è "validata", non "eseguita". Lo USP <1231>, ufficiale dal 1 dicembre 2021, è un capitolo informativo e non vincolante: copre la sanitizzazione, ozono incluso. Ottima base tecnica, pessima citazione se presentata come requisito. Tra le guide di settore l'ISPE Good Practice Guide Ozone Sanitization of Pharmaceutical Water Storage & Distribution Systems, 2a edizione (ottobre 2024), è il testo dedicato all'ozono; ISPE Baseline Guide Vol. 4 e PDA TR No. 69 (2015) completano il quadro. Nessuno di questi documenti è normativo.

Il framework di qualifica resta l'Annex 15 (revisione 2015, in operazione dal 1 ottobre 2015): il ciclo è una funzione del sistema, quindi rientra in OQ e PQ, nel change control e nella revisione periodica. Il concept paper sulla revisione EU-PIC/S dell'Annex 15, del 9 febbraio 2026 con corrigendum del 16 luglio 2026, resta un concept paper: l'Annex 15 non è stato rivisto. Per l'inquadramento delle fasi si veda l'articolo su FAT, SAT, IQ, OQ e PQ dei sistemi di acqua farmaceutica.

Definire il ciclo prima di qualificarlo

Un ciclo non qualificabile è quasi sempre un ciclo mal definito. Prima del protocollo servono quattro decisioni documentate.

Confini. Quali porzioni il ciclo copre e quali no: generazione, serbatoio in fase liquida e headspace, spray ball, filtro di sfiato e camicia, mandata e ritorno, scambiatori, valvole di punto d'uso e di campionamento, strumenti in linea e pozzetti, by-pass, drenaggi. Ciò che resta fuori deve avere un'alternativa dichiarata: un ciclo diverso, la sostituzione periodica, o un rischio accettato con giustificazione scritta. Il filtro di sfiato del serbatoio è il caso classico dimenticato, mentre l'Annex 1 al punto 6.11 chiede che non sia fonte di contaminazione.

Fasi. Termico: riscaldamento, hold, raffreddamento, ritorno alle condizioni. Chimico: riempimento, contatto con ricircolo, drenaggio, risciacquo, verifica. Ozono: build-up in serbatoio, distribuzione, contatto, distruzione, verifica del residuo. Per ogni fase: condizioni di ingresso, criterio di passaggio, durata attesa e massima, comportamento in deviazione.

Parametri. Distinguere formalmente parametri di controllo (chi comanda), di monitoraggio (chi registra) e critici (quelli il cui mancato rispetto invalida il ciclo). Molte deviazioni ingestibili nascono da parametri registrati ma mai classificati: quando il valore esce dal range, nessuno sa se il ciclo vale.

Stato del sistema durante il ciclo. Posizione delle valvole di punto d'uso, utenze o flessibili collegati, isolamento delle utenze non compatibili, gestione degli strumenti che non tollerano le condizioni di ciclo. Un ciclo termico con le prese chiuse non sanitizza la porzione a valle della valvola: va dichiarata fuori dai confini o inclusa con una manovra prescritta e verificabile.

Il worst case: sceglierlo con un criterio, non con l'esperienza

Il cuore del dossier è la dimostrazione che il sanitizzante raggiunge il punto peggiore alle condizioni richieste per il tempo richiesto. Quel punto non si sceglie per abitudine né per comodità di accesso: si deriva da P&ID, isometrici e bilancio idraulico e termico, e si giustifica per iscritto. Criteri che reggono in discussione:

  • distanza idraulica dal punto di immissione e perdite di carico cumulate;
  • rami a bassa portata o a flusso intermittente, dove la turbolenza richiesta a regime dall'Annex 1 al punto 6.9 può non essere garantita nelle condizioni di ciclo;
  • massa termica e dispersione: valvole di grande taglia, pozzetti, tratti non coibentati, componenti polimerici, prese in ambienti freddi;
  • geometrie non drenabili e dead leg residui, rilevanti per il termico come per il chimico perché ostacolano lo spiazzamento del volume (vedi dead leg, pendenze, materiali e hygienic design);
  • interfacce non bagnate in continuo: headspace del serbatoio, corpo del filtro di sfiato, disco di rottura, sfiati alti;
  • punti già segnalati da fenomeni superficiali documentati — rouging, biofilm consolidato — nelle investigazioni precedenti sul sistema.

La regola metodologica è una sola: si mappa più di quanto si dichiari worst case. Si misura una popolazione di punti, si osserva la distribuzione, si identifica il minimo empirico e si verifica che coincida con quello previsto dal razionale. Se non coincide, si corregge il razionale, non i dati.

Termico, chimico, ozono: cosa cambia nell'evidenza

Le tre famiglie differiscono per la grandezza da mappare, per dove si nasconde il punto debole e per cosa resta nel sistema alla fine. La scelta tra sistemi caldi, freddi e ozonizzati è una decisione di architettura che precede il ciclo; qui interessa cosa ne consegue nel dossier.

Dimensione Termico (acqua calda / SIP) Chimico Ozono
Grandezza da mappare Temperatura nel tempo, punto per punto Concentrazione dell'agente al punto d'uso e al ritorno Ozono disciolto in serbatoio, loop e ritorno
Meccanismo e suo limite Convezione forzata; dispersione termica locale Spiazzamento del volume; diluizione e volumi morti Ricircolo da serbatoio; decadimento lungo il percorso
Punto tipicamente critico Prese fredde, valvole massive, tratti non coibentati Ultimo punto spiazzato, rami intermittenti Punti idraulicamente lontani
Da stabilire e giustificare Condizione, tempo di contatto, punto su cui si conta il tempo Agente, concentrazione, tempo di contatto, risciacquo Concentrazione obiettivo, tempo di contatto, criterio di distruzione
Residuo da gestire Nessuno chimico; residuo di stato termico Agente e prodotti di degradazione: criterio e metodo analitico Ozono residuo: distruzione e verifica a valle
Vincoli d'impianto Compatibilità termica di guarnizioni, strumenti, membrane Compatibilità chimica; gestione degli scarichi Compatibilità con l'ozono; affidabilità del distruttore
Riferimenti di settore PDA TR No. 61 (2013); ISPE Baseline Guide Vol. 4 USP <1231>; ISPE Baseline Guide Vol. 4 ISPE GPG Ozone Sanitization…, 2a ed. 2024

Costruire l'evidenza: strumentazione, ripetizioni, criteri

Strumentazione. Indipendente da quella di controllo, calibrata prima e verificata dopo lo studio, con il criterio di accettazione della deriva definito nel protocollo prima di eseguire. Usare come unica evidenza le sonde di processo del loop è il punto debole più ricorrente: quelle sonde dicono cosa succede dove sono installate, cioè quasi mai nel punto peggiore.

Punti di misura. Numero e posizione derivano dal razionale worst case, non da un numero tondo. Ogni punto deve avere un identificativo tracciabile a isometrico e P&ID: "presa in reparto A" non è un identificativo. La mappa dei punti, con il razionale, è parte del report.

Ripetizioni. Il numero di cicli consecutivi conformi va stabilito e giustificato dal sito: nessuno dei testi citati prescrive un numero. Rende difendibile la scelta la dimostrazione che le repliche coprono le condizioni realistiche peggiori — configurazione delle utenze, carico, stato del sistema, stagione. L'Annex 1 è esplicito al 6.8: la qualifica tiene conto della variazione stagionale. Un ciclo qualificato solo in estate su un loop freddo è qualificato a metà.

Criteri di accettazione. Espressi sul punto peggiore e sulla popolazione dei punti mappati, mai sulla media. E soprattutto: il tempo di contatto si conta da quando il punto peggiore raggiunge la condizione, non dall'avvio del ciclo né dal raggiungimento del set point sulla sonda di controllo. Questa singola scelta di definizione distingue un ciclo dimostrato da un ciclo dichiarato, e in molti dossier è l'unica cosa che manca.

Automazione. Il ciclo è quasi sempre eseguito dal sistema di controllo: sequenza, allarmi, interlock, gestione dell'interruzione e record elettronico sono oggetto di OQ e ricadono nell'ambito dell'Annex 11 vigente (versione gennaio 2011) e del 21 CFR Part 11. Il record del ciclo è ciò su cui si fonderà il rilascio: se non è attribuibile, leggibile e conservato, il rilascio non ha base.

Rimozione del residuo e ritorno allo stato qualificato

Il ciclo non finisce quando finisce il contatto. Nei cicli chimici il risciacquo va qualificato con lo stesso rigore e con un worst case proprio: l'ultimo punto spiazzato durante il risciacquo non coincide necessariamente con l'ultimo raggiunto dal sanitizzante. Il criterio di accettazione deve essere specifico dell'agente: se questo non è rilevabile attraverso i parametri di rilascio dell'acqua — conducibilità secondo USP <645> o Ph. Eur. 2.2.38, TOC secondo USP <643> o Ph. Eur. 2.2.44 — serve un metodo dedicato, con specificità dimostrata e limite di quantificazione adeguato. Il limite va giustificato su base tossicologica o come assenza dimostrata; "sotto il limite di rilevabilità dello strumento disponibile" non è una giustificazione, è una constatazione.

Nei sistemi a ozono la distruzione del residuo, tipicamente per via UV, precede la distribuzione ai punti d'uso. Vanno dimostrate tre cose distinte: l'assenza di ozono residuo ai punti d'uso peggiori e non solo a valle del distruttore, il comportamento in caso di guasto o degrado del distruttore (allarme, interlock, blocco del rilascio) e la ripetibilità della sequenza dopo un'interruzione. Nel termico il residuo è di stato: la ripresa comprende raffreddamento, ristabilimento dei profili di conducibilità e TOC e, nei sistemi freddi, il ritorno all'esercizio senza permanenze prolungate nell'intervallo in cui la crescita è favorita.

Il tempo di ripresa va misurato in qualifica e diventa un dato di pianificazione: è la parte di indisponibilità che nessuno considera finché non manca acqua a un batch. Un ultimo dettaglio che l'ispezione trova sempre: l'escursione di TOC e conducibilità nella finestra post-ciclo è attesa, ma se e come quei dati entrino nel trending va definito da una regola scritta. Escluderli informalmente è indifendibile.

Verifica microbiologica: cosa dimostra davvero

Un campione conforme prelevato subito dopo il ciclo dimostra molto poco: il ciclo non produce sterilità e il momento immediatamente successivo è quello in cui qualunque sistema, anche uno malato, esibisce il conteggio più basso. Ha valore informativo il profilo di recupero microbico tra un ciclo e il successivo: quando la carica riemerge, in quali punti, con quali specie. È questo profilo a giustificare l'intervallo, coerentemente con i punti 6.13 e 6.14 dell'Annex 1.

Il disegno della verifica ne discende: campionamento nei punti peggiori identificati dallo studio di distribuzione, a tempi crescenti dopo il ciclo, su un numero di cicli sufficiente a osservare la ripetibilità; metodi e volumi coerenti con il piano di campionamento del sistema; identificazione degli isolati al livello utile a distinguere flora ricorrente e contaminazione episodica, come discusso a proposito del controllo microbiologico ed endotossine in PW e WFI.

Due avvertenze. Gli action level indicati dallo USP <1231> — capitolo informativo, non vincolante — sono livelli sopra i quali l'acqua è considerata non idonea all'uso e che innescano un'investigazione: non sono criteri di efficacia di un ciclo, e usarli come criterio di accettazione della qualifica è un errore di categoria. E l'efficacia contro un biofilm consolidato non si misura con il conteggio in fase liquida: il planctonico rientra mentre il sessile resta. Se il profilo di recupero si accorcia progressivamente a parità di ciclo, o il ciclo sta perdendo efficacia o il sistema si sta degradando; la risposta sbagliata a quel segnale è quella che il Q&A EMA/INS/GMP/443117/2017 nomina: alzare i limiti maschera un sistema che sta fallendo.

Rilascio del sistema all'uso dopo la sanitizzazione

Il rilascio è una decisione e va scritta come tale. Elementi minimi: revisione del record del ciclo (parametri critici entro i criteri, allarmi, interruzioni), verifica dello stato di ripresa sui parametri fisico-chimici in linea, verifica del residuo dove applicabile, ruolo autorizzato al rilascio, tracciabilità del momento in cui l'acqua torna disponibile ai punti d'uso.

Resta una domanda che la SOP deve risolvere esplicitamente: si rilascia in attesa del risultato microbiologico? Nella quasi totalità dei sistemi la risposta operativa è sì, perché il tempo di incubazione supera qualunque tempo di ripresa realistico. Allora il razionale si appoggia sui parametri fisico-chimici e sulla conoscenza storica del sistema, va dichiarato in questi termini e va accompagnato dalla regola di retro-azione: cosa si fa se il risultato rientra fuori limite quando l'acqua è già stata usata, quali lotti si valutano, chi decide. Se questa regola non è scritta, esiste comunque — improvvisata, il giorno in cui serve. Vanno definiti allo stesso modo i criteri per il ciclo interrotto o fallito: se conta ai fini dello schedule, se e come si ripete, cosa succede all'acqua nel sistema, a quale soglia scatta l'investigazione formale.

Matrice decisionale per la strategia di sanitizzazione

La scelta non ha una risposta migliore in astratto. La matrice elenca i criteri che si rivelano decisivi; i pesi restano vuoti perché li assegna chi conosce il proprio sistema e il proprio vincolo produttivo.

Criterio Peso Cosa valutare concretamente
Compatibilità di materiali e componenti Guarnizioni, membrane, strumenti, polimeri; documentazione fornitore e verifica in campo
Capacità di raggiungere il worst case Esito atteso dello studio di distribuzione sui punti sfavoriti
Onere di rimozione del residuo Metodo analitico disponibile, tempi e volumi di risciacquo, scarichi
Indisponibilità per ciclo Durata del ciclo più ripresa, misurata in qualifica, vs finestra produttiva
Robustezza in caso di guasto Comportamento in interruzione, allarmi, interlock, effetto sul rilascio
Efficacia attesa sul biofilm consolidato Storico del sistema, esiti delle investigazioni, strategie combinate
Onere di qualifica e mantenimento Punti da mappare, strumentazione, impatto sulla riqualifica periodica
Consumi e carico sulle utility Consumo per ciclo ed effetto della frequenza scelta
Sicurezza degli operatori Esposizione in manovre e campionamenti, gestione di agenti e scarichi

Esempio applicativo: Sito Delta

Esempio didattico, sito fittizio. Sito Delta gestisce un loop PW freddo con sanitizzazione termica periodica, il cui ciclo è stato definito dal fornitore in commissioning e mai più riesaminato. Il trending microbiologico mostra, nell'arco di alcuni mesi, un accorciamento progressivo del tempo di riemersione della carica in due prese servite da un ramo a consumo intermittente.

Il sito non alza gli alert level. Ricostruisce il razionale worst case da P&ID e isometrici e scopre che quelle due prese non erano tra i punti mappati nella qualifica originaria, concentrata sui punti più accessibili. Esegue uno studio di distribuzione con sonde indipendenti: a parità di condizione misurata sul ritorno, i due punti raggiungono la condizione richiesta più tardi e la mantengono meno a lungo. L'analisi separa due cause: un limite di progetto — coibentazione, massa termica, geometria — oppure un effetto di manovra, cioè la posizione delle valvole di punto d'uso durante il ciclo.

La decisione che ne segue non introduce alcun parametro nuovo. Il sito prescrive una manovra sulle prese durante la fase di hold, ancora l'inizio del conteggio del tempo di contatto al punto peggiore reale invece che alla sonda di ritorno, riqualifica il ciclo con il criterio corretto, aggiorna SOP, protocollo e mappa dei punti, e verifica l'effetto sul profilo di recupero per un numero definito di cicli prima di consolidare l'intervallo. Tutto in change control, nel framework dell'Annex 15. Il punto: non è cambiato il parametro, è cambiato il punto su cui il parametro viene verificato — e con esso la validità dell'intero dossier.

Errori frequenti e red flag ispettive

  • Trattare l'esempio dell'Annex 1 6.10 — circolazione costante sopra i 70 gradi come condizione di esercizio — come parametro obbligatorio del ciclo periodico.
  • Contare il tempo di contatto dall'avvio del ciclo o dalla sonda di controllo anziché dal punto peggiore.
  • Dichiarare "sterilizzazione" e produrre evidenza di sanitizzazione.
  • Qualificare il contatto e non il risciacquo, o non avere un metodo analitico specifico per l'agente.
  • Ereditare i parametri dal fornitore senza appropriarsene con un razionale del sito.
  • Strumentazione di studio senza criterio di deriva definito in anticipo, o punti di misura non tracciabili a isometrico e P&ID.
  • Repliche di qualifica tutte eseguite nella stessa finestra stagionale.
  • SOP con parametri di ciclo ma nessun documento che ne spieghi l'origine, e report di qualifica senza mappa dei punti né razionale worst case.
  • Frequenza aumentata di fatto perché "così va meglio", senza change control né investigazione.
  • Alert level rialzati in coincidenza con un peggioramento del profilo di recupero.
  • Distruttore di ozono privo di allarme o interlock, senza verifica del residuo ai punti d'uso peggiori.
  • Filtro di sfiato del serbatoio fuori da ogni strategia di sanitizzazione e da ogni giustificazione.
  • Ciclo escluso dalla revisione periodica, quindi mai riesaminato alla luce del trending.

Il ciclo di sanitizzazione è uno degli oggetti in cui il sistema acqua mostra più chiaramente il proprio stato di salute: per il quadro completo si parte dall'hub su sistemi di acqua farmaceutica e WFI.

Se questo tipo di analisi ti è utile nel lavoro quotidiano, The Pragmatic GMP raccoglie approfondimenti operativi su qualifica, sistemi e conformità GMP.

Key takeaway

  • Nessun testo applicabile fissa temperatura, concentrazione, tempo di contatto o frequenza: l'Annex 1 chiede uno schedule predeterminato, il WHO TRS 1025 Annex 3 intervalli validati fissati dal produttore, il Q&A EMA 443117/2017 lascia i tempi di contatto al sito.
  • La guideline EMA 496873/2018 non fissa parametri di sanitizzazione: cercarvi parametri di ciclo è tempo perso.
  • Il valore del dossier sta nel dimostrare che il sanitizzante raggiunge il punto peggiore, non nella bontà del set point nominale.
  • Il tempo di contatto va contato dal punto peggiore: è la definizione che regge o fa cadere l'intera qualifica.
  • Il ciclo non finisce con il contatto: risciacquo, rimozione del residuo, ripresa e rilascio sono parte della stessa qualifica.
  • L'intervallo si giustifica con il profilo di recupero microbico tra cicli, non con un campione conforme subito dopo il ciclo.

Riferimenti regolatori e tecnici

  • EudraLex Volume 4, Annex 1 (C(2022) 5938 final), in operazione dal 25 agosto 2023 — punti 6.8-6.14: health.ec.europa.eu
  • EudraLex Volume 4, Annex 15 Qualification and Validation, revisione 2015, in operazione dal 1 ottobre 2015; il concept paper di revisione EU-PIC/S del 9 febbraio 2026 (corrigendum 16 luglio 2026) resta un concept paper. Annex 11 Computerised Systems, versione gennaio 2011 (vigente); la bozza di revisione in consultazione dal 7 luglio al 7 ottobre 2025 non è adottata.
  • EMA/CHMP/CVMP/QWP/496873/2018 Guideline on the quality of water for pharmaceutical use, in vigore dal 1 febbraio 2021 — non fissa parametri di sanitizzazione: ema.europa.eu. Q&A EMA/INS/GMP/443117/2017 Production of WFI by non-distillation methods, in vigore dal 1 agosto 2017.
  • WHO TRS 1025, Annex 3 (2020) Production of WFI by means other than distillation; WHO TRS 1033, Annex 3 (2021): who.int. PIC/S PE 009-17 e Aide-Memoire PI 009-4 Inspection of Utilities, rev. 4 (1 gennaio 2021): picscheme.org
  • USP <1231> (informativo, ufficiale dal 1 dicembre 2021), <643> TOC, <645> Water Conductivity; Ph. Eur. 2.2.38 e 2.2.44.
  • FDA Guide to Inspections of High Purity Water Systems (luglio 1993), riferimento per gli investigatori, non vincolante: fda.gov. 21 CFR Part 11: ecfr.gov. ICH Q9(R1) (Step 4, 18 gennaio 2023): ich.org
  • Guide di settore, non normative: ISPE GPG Ozone Sanitization of Pharmaceutical Water Storage & Distribution Systems, 2a ed., ottobre 2024; ISPE Baseline Guide Vol. 4 Water and Steam Systems, 3a ed., settembre 2019; ISPE GPG Approaches to C&Q of Pharmaceutical Water and Steam Systems; ISPE GPG Sampling for Pharmaceutical Water, Steam, and Process Gases; PDA TR No. 61 (2013) Steam In Place; PDA TR No. 69 (2015) Bioburden and Biofilm Management; ASME BPE, edizione applicabile da fissare contrattualmente (parte SD, drenabilità).

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